Con quali parole posso spiegare il debito che stasera rivelo? Se mai la terra rendesse al cielo una a una ogni goccia di pioggia di cui si nutre e di cui si avvantaggia, un numero le potrebbe contare? Non è perché mi avete cresciuto circondandomi di ogni premura. Non è perché avete provveduto ogni volta e vi siete presi cura; e nemmeno per le doglie del parto che insieme avete gridato e sofferto Non per la pazienza e le incomprensioni, per i dolori e le preoccupazioni, per il sacrificio, per il conforto o il tempo, il più vostro, che v’ho estorto Per questo amore testardo e tenace, consueto come una abitudine, tutti i grazie di cui sarei capace la riconoscenza e la gratitudine sarebbero muti, come chi tace, o sciocchi, come chi è troppo loquace. E tuttavia non per questa inaudita e quotidiana amorevolezza mi avete dato e ridato la vita e tu papà sei stato per me padre e tu mamma sei stata per me madre, ma di più perché mi avete insegnato lieto il rimpianto della bellezza e il Luogo, sempre ancora sperato, dove più materna è la tenerezza. Una volta, quando ero bambino, nel tempo di un ricordo lontano per sostenere il mio passo e il cammino sorridendo mi davate la mano. Oggi quel bimbo di un’ora che fu bambino, forse, lo è un po’ meno. Ma figlio. Figlio lo è sempre di più



