Premesse teoriche

L’ipertesto consente possibilità di interazione e riscrittura che sono radicalmente nuove. Nessun testo tradizionale può essere modificato dal lettore, o dall’autore, dopo la sua pubblicazione. Al contrario l’ipertesto è per definizione sempre aperto, sempre in movimento, sempre in evoluzione. Le potenzialità di questa apertura testuale sono già evidenti da molto tempo, quando si tratta di testi che hanno uno scopo informativo, descrittivo o comunicativo. Per rendersene conto basta pensare al modo in cui Wikipedia ha rivoluzionato la nozione di enciclopedia o al modo in cui i blog o o social media hanno rivoluzionato la comunicazione e l’informazione. Ma nel caso di un testo poetico questa apertura è possibile?

Questo interrogativo è all’origine dell’esperimento Poesia digitale. È possibile interagire con un testo poetico, modificando la sua lettera, il suo significante? Attualmente, che io sappia, non esistono esperimenti di scrittura che abbiano prodotto risultati degni di nota in questo campo. È probabile che vi siano dei limiti strutturali all’apertura di un testo poetico, come accade nel caso dei testi narrativi. Un testo poetico che ha un alto valore estetico è per principio un testo a cui non si può aggiungere o togliere nulla. Allo stesso modo un racconto che ha un alto valore estetico è necessariamente una forma chiusa. Di solito non è possibile aggiungere nemmeno un verso a una poesia ben riuscita e nemmeno sostituire o modificare le parole che costituiscono i versi. Allo stesso modo non è possibile aggiungere nemmeno un episodio a un racconto ben congegnato e nemmeno modificare il finale o la trama. Sembrerebbe dunque che nel campo estetico l’apertura testuale che caratterizza la scrittura ipertestuale sia inefficace o improduttiva.

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Tuttavia, anche se queste differenze tra la scrittura che ha un fine comunicativo o informativo e la scrittura che un significato estetico sono innegabili, rimane una possibilità da esplorare. Quando un testo poetico è veramente compiuto? Quando raggiunge una forma che è in un certo senso definitiva? L’estetica classica assegna al poeta il ruolo di origine unica e inimitabile del testo poetico. Secondo questa estetica una poesia è espressione dell’interiorità, straordinaria ed eccezionale, dello scrittore di genio. Il genio scrive seguendo la sua ispirazione e trova la parola giusta in virtù di un’illuminazione misteriosa e inspiegabile. Il genio sente quando un verso è appropriato, quando una metafora funziona, quando un’immagine è efficace. Per queste ragioni il genio è sempre per definizione da solo nell’operazione di scrittura. Solo la sua sensibilità eccezionale assicura la qualità estetica del testo. Nessuno può permettersi di intervenire nel processo creativo, questionando, suggerendo, criticando, perché l’autorità del genio è assoluta e perché lo scopo della sua scrittura è l’espressione della sua interiorità eccezionale.

Ma non è forse possibile e necessaria oggi un’altra concezione del testo poetico? Non è possibile prendere le distanze dall’estetica del genio? dalla solitudine di una scrittura senza interlocutori? Forse il progetto di una scrittura poetica almeno in parte collaborativa rimane impraticabile, ma Poesia digitale è un tentativo di esplorare questa via alternativa. Non è detto che l’esperimento riesca e produca dei risultati significativi. Potrebbe anche essere un fallimento. Ma si tratta comunque di un esperimento interessante (almeno ai miei occhi).

I testi poetici raccolti in questo sito sono, entro certi limiti ovviamente, aperti alla riscrittura. In primo luogo la riscrittura da parte mia: è ovvio. Ma, almeno in teoria, anche alla riscrittura da parte dei lettori. Sono testi che possono essere discussi, migliorati, inscritti in nuovi contesti, risignificati. Sono testi che sono pensati per essere condivisi sui social, in rete, su wapp.

Anche le raccolte che sono presenti in questo sito (le sezioni che danno ai testi uno sviluppo narrativo creando dei nessi e dei percorsi) sono, in misura maggiore o minore, incompiute e dunque aperte. Io intervengo continuamente per riscrivere, modificare, migliorare non solo i testi, ma anche le sezioni, modificandone lo sviluppo complessivo, e cercando di dare compimento ad un disegno narrativo per ora solo abbozzato. In linea di principio, anche se è un’operazione difficile e un po’ improbabile, anche il lettore può intervenire, suggerendo modifiche non solo ai testi o ma anche alle sezioni.

Per rendere più evidente il carattere di apertura dei testi che pubblico in questo sito, ho cominciato (ma solo dopo un anno, appunto perché si tratta di un progetto sempre in fieri!) ad utilizzare sistematicamente le note. Normalmente un testo poetico non ha note, perché non è un saggio scientifico. Invece i testi che sono presenti su Poesia digitale (non tutti, perché all’inizio non lo facevo) hanno delle note dove sono presenti le varianti del verso o della strofa che erano state originariamente pubblicate, o anche solo pensate, e che poi ho deciso di modificare. Le note dunque servono a tenere traccia dei mutamenti dovuti all’operazione di continua riscrittura che ho descritto prima.

Anche la sezione Ultimi aggiornamenti è pensata come un archivio che tiene traccia dei cambiamenti più rilevanti del sito: quando pubblico un nuovo video o una nuova poesia, quando modifico una sezione, quando intervengo con cambiamenti sostanziali, lo segnalo con gli articoli di questa sezione (che proprio per questo hanno una data). Anche questo lavoro ho cominciato a farlo solo dopo un anno dalla pubblicazione del sito, perché si tratta di un’idea che mi è venuta solo ad un certo punto.

Non bisogna dimenticare, poi, che le poesie multimediali non sono solo testi, ma anche immagini. Qui il contributo che arriva da altri autori ed eventualmente dai lettori è per certi versi più immediato da concepire. In effetti i video che presento in questo sito sono quasi sempre costruiti montando contributi, immagini e clip che non sono state prodotte da me, ma dagli utenti della rete. A questo livello c’è dunque un elemento di pluralità che è strutturale. Ci sono anche qui dei limiti, perché comunque il montaggio, la scelta dei contributi e delle clip, la strutturazione della narrazione sono opera mia: ma, al di là di questi limiti, c’è anche la possibilità per il lettore o lo spettatore di intervenire, offrendo materiali, condividendo immagini, suggerendo idee.

Le forme di interazione che i lettori di Poesia digitale sono chiamati a sperimentare sono descritte più dettagliatamente nella pagina “Interazioni