La vita è come un dedalo di strade,
che percorriamo da soli nel gruppo1,
una rete da cui non si può evadere2
ingarbugliata come l’inviluppo
intricato dei nostri desideri.
Come la trama dei nostri pensieri.
Con occhi ebeti fissi nel vuoto3
e le mani abbrancate al volante,
seguendo il solito tragitto noto,
ma con la mente che vaga distante4,
milioni di anime esauste e sole,
ognuna con la sua strana vicenda5.
Come domande senza le parole6
in cerca di qualcuno che comprenda.
Si muovono come una processione7
nelle ore di punta incolonnati8,
una folla di vite e di persone9
quasi come automi programmati10
e più nessuno che guarda in alto,
la schiera dei palazzi grigia e stinta
incombe sopra il suolo di asfalto
come un muro inviolabile di cinta
che chiude l’orizzonte ed il cielo
dietro lo smog quasi dietro ad un velo.
Ma qui11 c’è ancora qualcuno che guarda
mentre la marcia del traffico tarda
se non accada che ci si imbatta
in quello svincolo che può condurre
all’altra via che nessuno sospetta.
La strada ultima cui tutto accorre.