L’imbarazzo che c’è in ascensore mentre si sale insieme riuniti ad altri individui sconosciuti e quasi ci si sente in dovere di scambiare almeno una parola, ma ognuno ha in sé quel timore di risultare agli altri importuno e al più si schiarisce la gola dalla raucedine Sacra e inviolabile solitudine: è un dovere averne rispetto. In fondo non abbiamo il diritto di darci confidenza: sarebbe un'indebita invadenza. Gli occhi schivano scaltri, repentini rifugiano sopra la punta di scarpe di altri, oppure perlustrano e indugiano per aria, quasi leggendo il soffitto. Così vicini e così estranei, compagni momentanei di un muto tragitto. Quando si arriva a destinazione salutano tutti con cortesia, se non altro per buona educazione. Infine ognuno va per la sua via

